Nel gennaio del 1978 Bonnie Tyler sale sul palco dell'Ariston, ancora sconosciuta al grande pubblico italiano, e canta It's a Heartache. Tredici anni dopo ci torna una seconda volta, ospite internazionale accanto ad Amedeo Minghi, per la versione inglese di un pezzo che in Italia si chiama Nenè. Nel mezzo, tra le due apparizioni, succede tutto il resto: una manciata di canzoni che da sole bastano a rimettere a fuoco un decennio intero. Basta il primo accordo di Total Eclipse of the Heart e chiunque abbia più di quarant'anni si ritrova, per qualche secondo, dentro gli anni Ottanta. Bonnie Tyler è morta nella notte tra il 7 e l'8 luglio in un ospedale di Faro, in Portogallo. È arrivata dal mare gallese di Swansea e ci ha lasciato dall’Oceano Atlantico, dalle coste di quel Portogallo che tanto amava e dove viveva da tanti anni. È successo tutto in maniera improvvisa e inaspettata: nei prossimi mesi era previsto un tour europeo. Aveva 75 anni ed era ricoverata da inizio maggio, dopo un intervento d'urgenza per una perforazione intestinale legata alla rottura dell'appendice: al peggioramento era seguito un coma farmacologico, poi settimane di terapia intensiva da cui non si è più ripresa del tutto. Accanto a lei il marito Robert Sullivan, ex campione britannico di judo, sposato quando la cantante aveva ventisei anni e rimasto al suo fianco per oltre mezzo secolo.
Una voce nata per sbaglio
Quella voce non era un piano. A ventisei anni, ai medici non piacque quello che videro sulle sue corde vocali: alcuni noduli, abbastanza seri da richiedere un intervento chirurgico. L'operazione doveva restituirle un timbro pulito. Fece l'esatto contrario, e le lasciò addosso quella raschiatura roca che sarebbe diventata la sua firma, più riconoscibile di qualunque melodia le passasse attraverso. La prima canzone incisa con la voce nuova fu
It's a Heartache, che nel 1977 la portò dritta nelle classifiche di mezzo mondo e, l'anno dopo, sul palco dell'Ariston. Nel pop levigato di fine anni Settanta, quella crepa nella voce suonava quasi fuori posto. Fu proprio lì, però, che il pubblico la riconobbe.
Il pop come teatro
Il salto arriva nel 1983 con
Total Eclipse of the Heart, scritta e prodotta da Jim Steinman, l'uomo dietro ai deliri sinfonici di
Bat Out of Hell di Meat Loaf. Alla session partecipano due musicisti della E Street Band di Bruce Springsteen, Roy Bittan al piano e Max Weinberg alla batteria: un dettaglio che spiega, più di qualunque recensione, perché quella canzone suoni come un piccolo dramma da palcoscenico e non come un semplice singolo pop. Nella versione originale il crescendo dura sette minuti, poi tagliati per la radio. Il video, girato dentro un ex manicomio inglese, aggiunge l'immagine gotica che il testo lascia solo intuire. L'album che lo contiene,
Faster Than the Speed of Night, debutta dritto al numero uno in Gran Bretagna: prima volta per un'artista donna britannica. Il brano fa il resto, portando Bonnie Tyler al primo posto della Billboard Hot 100 americana, unica gallese ad esserci riuscita, e guadagnandole due nomination ai Grammy. Arriva poi
Holding Out for a Hero, scritta ancora con Steinman per la colonna sonora di
Footloose: pomposa, esagerata, perfettamente anni Ottanta. Diventerà tre volte disco di platino e, vent'anni dopo, tornerà a far ballare una generazione che Bonnie Tyler non aveva ancora conosciuto, quando Jennifer Saunders la reincarna nella Fata Madrina di
Shrek 2.
Una canzone che non ha più bisogno di lei
Ci sono voci che finiscono per identificarsi con un intero decennio, al punto da diventarne quasi la colonna sonora ufficiale anche per chi quegli anni non li ha vissuti. Quella di Bonnie Tyler è una di queste: bastano le prime note di
Total Eclipse of the Heart, sentite a un matrimonio, in un karaoke o dentro una serie tv, perché chiunque le riconosca all'istante, comprese le generazioni nate quando la canzone aveva già vent'anni. Lei non ha mai provato a smarcarsi da quell'immagine, a differenza di tanti colleghi che hanno passato una carriera a rinnegare il proprio decennio più fortunato. Il brano ha superato il miliardo di ascolti su Spotify, è stato rifatto dai Beta Band, riletto in chiave elettronica insieme a David Guetta, tradotto in italiano da L'Aura e Nek come
Eclissi del cuore. «Non mi stanco mai di cantarla», aveva detto Tyler in un'intervista. Tra i tanti tributi arrivati in queste ore, uno dei più caldi porta la firma di Catherine Zeta-Jones, cugina del marito Robert Sullivan. L'attrice ha ricordato quanto Bonnie Tyler fosse capace di far ridere chiunque le stesse vicino, ripensando alla sera prima del proprio matrimonio, quando la cantante prese il microfono e non lo lasciò per il resto della notte.
Total Eclipse of the Heart resterà per sempre una porta aperta sul ricordo di Bonnie Tyler . Un ricordo che adesso sarà più malinconico.