C'è un modo di leggere la storia dei Bandidos do Cante che la rende quasi una favola: cinque amici dell'Alentejo che cantano insieme a cena, finiscono su un disco dei D.A.M.A., cambiano nome, incidono un album, vincono il Festival da Canção e si ritrovano a Vienna per l'Eurovision 2026. Tutto in meno di quattro anni. Ma questa lettura è sbagliata, o almeno insufficiente, perché toglie a questa storia l'unica cosa che la rende interessante: il fatto che non abbiano cambiato niente.
Il cante alentejano è patrimonio immateriale dell'UNESCO dal 2014. È una musica corale, lenta, costruita sulle voci più che sugli strumenti, radicata in una tradizione contadina che ha attraversato secoli senza cercare di piacere a nessuno in particolare. Insomma, più o meno il contrario del pop. Per questo, portare il cante alentejano all'Eurovision è una piccola provocazione.
Il monte, il gruppo, il nome
Il Bairro das Flores è un monte della famiglia di Duarte Farias, uno dei cinque. È lì che il gruppo si riunisce da anni per le tertúlias: quelle serate portoghesi in cui si mangia, si beve e si canta senza un programma preciso. La maggior parte delle canzoni dell'album è nata in quel posto. Non in uno studio né con un produttore che fissa scadenze, ma in un monte dell'Alentejo: un po' il sogno di tutti i cantautori indie.
Miguel Costa, Duarte Farias, Francisco Raposo, Luís Aleixo e Francisco Pestana hanno tra i 24 e i 30 anni. Vengono da Beja e Portel, hanno imparato il cante dai genitori e dai nonni, e nella prima adolescenza lo cantavano insieme agli amici come si fa con qualcosa che appartiene alla vita di tutti i giorni, non come un progetto culturale. Questa distinzione conta.
Il nome arriva dai D.A.M.A.: Kasha, uno dei membri della band, li presentava sempre come "i bandidos", e alla fine il soprannome è rimasto. Prima si chiamavano Amigos do Alentejo. Il nuovo nome è più preciso, in un certo senso: i bandidos sono quelli che prendono qualcosa che non gli appartiene, o che fanno le cose a modo loro. Entrambe le letture funzionano.
Bairro das Flores: un album che sa dove abita
Bairro das Flores esce nel gennaio 2026 con otto canzoni che il gruppo chiama moda canção, un'espressione che vale la pena tenere a mente. La moda è una forma tradizionale del canto alentejano. La canção è la canzone pop. Il termine composito non è un compromesso, è una dichiarazione di metodo: partiamo da lì, arriviamo qui, e non rinneghiamo né l'uno né l'altro.
L'album è stato registrato con produttori diversi, in sessioni diverse, e conta su collaboratori come Agir, Eduardo Espinho, Jorge Benvinda e António Zambujo, anch'egli di Beja, presenza tutt'altro che casuale. Zambujo è uno dei musicisti portoghesi che ha fatto esattamente quello che i Bandidos dichiarano di voler fare: portare la tradizione alentejana fuori dai confini regionali senza snaturarla. La sua voce in Primavera sa di passaggio di testimone.
Le canzoni parlano di amore, come quasi tutto. Ma il modo in cui ne parlano è quello di chi racconta cose semplici e quotidiane, non di chi costruisce metafore per l'uso radiofonico. Luís Aleixo ha detto che vogliono trasmettere "una cosa che sia verdadeira". In portoghese verdadeira significa vera. Non autentica nel senso di brand, vera nel senso di onesta.
Rosa e l'Eurovision che non si traveste
Rosa è la canzone con cui i Bandidos do Cante rappresenteranno il Portogallo all'Eurovision 2026, dopo aver vinto la sessantesima edizione del Festival da Canção. Romantica, vocale, costruita sulle armonie di gruppo più che sulla produzione elettronica. Assomiglia agli italiani Neri per Caso, un po' forse al Volo. Non assomiglia a nient'altro in gara a Vienna.
Questo è il punto. Il Portogallo all'Eurovision ha una storia di scelte coraggiose, spesso incomprese, a volte premiate tardivamente. Salvador Sobral vince nel 2017 con una canzone che avrebbe potuto sembrare fuori posto ovunque. Lo scorso anno i NAPA sono rimasti un po' sottotraccia con uno dei brani migliori mai sentiti all'Eurovision: non era il loro palcoscenico. Insomma, il Portogallo non piega il suo stile di un centimetro. I Bandidos do Cante continuano questa tradizione senza citarla esplicitamente, che è il modo migliore di onorare una tradizione.
Rosa non è una canzone pensata per conquistare la giuria demografica di Vienna. È una canzone portoghese, con voci portoghesi, su una storia portoghese. Che poi abbia 1.9 milioni di visualizzazioni su YouTube e che i bookmaker li considerino competitivi è un'altra questione, e forse la più interessante: il pubblico europeo, ogni tanto, riconosce quando qualcuno sul palco porta qualità.
Cinque ragazzi dell'Alentejo che cantano come cantavano a casa. Difficile trovare qualcosa di più difficile da fare bene.