I 18 migliori ristoranti di Copenaghen nel 2026

La scena gastronomica di Copenaghen è ricchissima, esageratamente varia, con un numero impressionante di ristoranti pazzeschi e stellati. Una bussola per orientarsi è necessaria: noi ve ne diamo una bilanciata sui numeri e sulla pancia.

10 min

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La scelta enogastronomica in Danimarca è pressoché infinita. Abbiamo selezionato i 18 migliori ristoranti di Copenaghen: secondo i nostri criteri, questi locali rappresentano alcune delle migliori espressioni culinarie in città. Il metodo utilizzato per la selezione e la valutazione è spiegato nel dettaglio alla fine dell’articolo.

Abbiamo scelto volutamente di lasciare fuori i ristoranti stellati Michelin, che rappresentano una proposta gastronomica a parte. Sono realtà già ampiamente riconosciute a livello internazionale e non serve certo il nostro parere per consigliare di visitarli.

La selezione comprende ristoranti di cucina danese, scandinava o comunque con una forte impronta locale. Copenaghen offre naturalmente eccellenti proposte di cucina internazionale, italiana, spagnola e di molte altre tradizioni, ma questa guida nasce con l’obiettivo di raccontare i luoghi in cui scoprire sapori, ingredienti e interpretazioni legate alla cultura gastronomica danese, o quantomeno non troppo legate ad altre tradizioni culinarie.

18. Pluto - 88,09/100

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Pluto apre nel 2012 su Borgergade, vicino ai giardini di Kongens Have. L'interno cita l'industrial newyorkese, con luci basse e cucina a vista. Si mangiano ostriche, si condividono piatti di pesce e crostacei, oppure ci si affida al menu degustazione da dieci portate, mentre la carta dei vini guarda soprattutto ai piccoli produttori.

17. Capa Restaurant - 89,27/100

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Al fuoco, qui, si chiede molto. Lo chef Casper Sobczyk lavora carne dry aged proveniente dal nord Europa, spesso dai fornitori di Sashi Beef, con un rispetto quasi religioso per il taglio e la sua integrità. Sacralità nelle materie prime e nelle lavorazioni, ma non aspettatevi solo classicità e tradizioni. La lista dei vini, compatta, alterna naturali nordici e riferimenti europei classici. Capa non è ancora arrivato dove potrebbe arrivare. Il talento, però, si vede eccome.

16. Cleo - 91,22/100

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A Nørrebro, Cleo si fa riconoscere dalla terrazza dove immergersi nel quartiere più creativo della città. Dentro, l'arredo ha lo stesso gusto misurato della cucina, che sotto la guida di Anders Vendelbo e Anders Strier incrocia sapori latinoamericani e asiatici senza perdere la purezza dell'ingrediente. Chi non vuole scegliere si affida alla formula da otto portate, un percorso tra aperitivo e dolce pensato per essere condiviso. Al mattino dopo, i cinnamon roll del locale valgono la sveglia presto.

15. Restaurant Omar - 90,62/100

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Dove per dodici anni si è bevuto caffè da Wascator, oggi c'è Omar, che ha ereditato l'anima hygge del vecchio locale e l'ha spinta verso un'ambizione nuova. Si può lasciare la scelta allo chef, otto portate a sorpresa per trecento corone, oppure restare sull'à la carte in un pomeriggio più informale, un caffè filtro con la ricarica gratuita, una birra al bancone. La cucina si definisce senza regole, un'idea di sud Europa attraversata da suggestioni sudamericane, mediorientali, asiatiche e danesi.

14. Uformel - 91,47/100

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Nasce nel 2014 a due passi da Rådhuspladsen come una piccola rivolta contro il decoro dei ristoranti stellati. Tavoli neri, parquet scuro, una cantina illuminata a vista che disegnano un'atmosfera al contempo cupa e conviviale. Il menu mescola la base danese con inserti asiatici: l'iramasa con zenzero sottaceto e pompelmo bianco, il maiale arrosto con umeboshi e barbabietola. Alga e soia convivono con formaggio Vesterhavs e animelle di vitello, senza nessun dogma.

13. Restaurant Theo - 92,16/100

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Su Skindergade, a un passo dall'università, Theo attira in egual misura studenti e habitué più maturi, segno che la cucina informale dello chef Andreas Andersen mette tutti d'accordo. La sala è volutamente spoglia per lasciare spazio al piatto, che guarda a Parigi, Londra, Barcellona, Stoccolma e Berlino senza rinunciare a un'identità propria, la stracciatella con zucca e salsa macha quanto il merluzzo con cavolo palma e salsa di cozze. Il menu pranzo resta un'occasione di valore, mentre la sera il servizio in condivisione racconta un'Europa reinterpretata piatto dopo piatto.

12. Husmann's Vinstue - 92,77/100

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Nella cantina di Larsbjørnsstræde si servono pranzi danesi dal 1888, con un filo di continuità che attraversa più di un secolo di gestioni familiari. Prima gli Husmanns, che nel 1894 passarono l'attività di padre in figlio per lasciarla nel 1917, poi la famiglia Frost, dal 2016 rappresentata da Johnni. Il risultato è un luogo che sembra fermo nel tempo pur restando vivo, dove la storia della città si legge nei muri quanto nel piatto.

11. Restaurant Radio - 92,91/100

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Il nome viene dai vecchi uffici della radiotelevisione danese, proprio di fronte. Qui la stagione si segue giorno per giorno: le uova di lompo a inizio primavera, il rabarbaro poco dopo, i piselli e le fragole d'estate, i funghi in autunno, il cavolo nero d'inverno, in un menu che cambia ogni mese e non si vieta un cucchiaio di caviale quando il gusto lo richiede. Pesce nordico pescato in modo sostenibile, selvaggina portata dai cacciatori, verdure coltivate nei campi vicino al locale, tutto confluisce in piatti come il sashimi di salmone con cavolo rapa e rafano piccante. Le luci basse, il lampadario fatto di lampade da scrivania e le lavagne con le verdure disegnate a gesso creano l’atmosfera di un posto dove si torna.

10. Restaurant Schønnemann - 93,05/100

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Si scende quattro gradini per entrare, e si scende anche indietro nel tempo, fino al 1877, quando i contadini dei sobborghi lasciavano i cavalli in piazza per fermarsi a bere una birra e uno snaps. Il nome è arrivato dopo, con il matrimonio di Erna Frederiksen e Peter Schønnemann nel primo dopoguerra, dopo generazioni di gestione familiare passate da Maria, Johanne, Erna fino a oggi, con Juliette e Thomas Gaarn Rasmussen alla guida. Lo smørrebrød resta il cuore di un menu totalmente tradizionale.

9. Høst - 93,07/100

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In danese significa raccolto e il nome dichiara già il programma, ingredienti nordici e verdure di stagione legati in un equilibrio tra rustico ed elegante. L'edificio all'angolo tra Nørre Farimagsgade e Ahlefeldtsgade, mattoni a vista e mobili di design danese di metà secolo, ha collezionato premi internazionali per l'architettura degli interni, ma la sala resta quella di un genuino ristorante di quartiere. Il pesce e i crostacei del nord dominano il menu, dove spiccano anche ottimi piatti vegetariani come il sedano rapa con tartufo e Vesterhavsost.

8. Cafe Valkenborg - 93,38/100

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A pochi passi dal trambusto di Strøget, ma abbastanza defilato da sembrare un segreto, il Cafe Valkenborg occupa un seminterrato di Valkendorfsgade con la sua collezione di smørrebrød fatti a mano. Aringhe e uova con gamberetti sgusciati uno a uno, roast beef con l'uovo all'occhio di bue, il classico panino di patate, insomma, cucina danese in purezza. Dire se piaccia più ai turisti o ai locali è molto difficile.

7. Restaurant Komplet - 93,40/100

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Vicino alla Rundetårn, in un edificio del 1735, la cucina tradizionale danese si mostra nella sua forma più semplice. Pochi piatti, pochi fronzoli, prezzi che vanno in base al menu selezionato (2, 3 o 4 portate a scelta). Un’identità portata avanti da molto tempo e nessuna ragione per cambiarla.

6. Frank - 94,13/100

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L’influenza francese si sente parecchio, ma le correnti mediterranee si sposano con la cucina danese senza soffocarla. La sala ti avvolge con luci basse, candele, divani e legni scelti, mentre la carta dei vini è uno dei punti salienti del locale: oltre mille etichette, tra produttori iconici e piccole tenute meno note.

5. Mielcke & Hurtigkarl - 94,56/100

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Premessa importantissima: anche se ad oggi non ha stelle Michelin, l’esperienza da Mielcke & Hurtigkarl non ha nulla da invidiare ad un ristorante stellato. All'ingresso dei giardini di Frederiksberg, occupa un'arancera del 1744 con le pareti ancora dipinte a scene di giardino. Il menu a sorpresa, cinque o sette portate, lascia entrare accenti giapponesi e francesi nello stesso piatto, come nella sogliola accompagnata da zafferano, peperoncino e uova di salmone, mentre le erbe arrivano direttamente dal giardino fuori. Jakob Mielcke lavora la stagione con una precisione quasi ossessiva, cercando la bellezza nella semplicità che lo circonda.

4. Restaurant One Ten Providence - 94,67/100

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Sandra e Bjørn si sono conosciuti nel 2002 lavorando in Norvegia; passo dopo passo, la loro cucina franco-nordica ha preso forma anni dopo. Il nome arriva dall'indirizzo d'infanzia di Sandra, 110 Providence, a Georgetown in Guyana, e racconta l'idea di accoglienza familiare che il locale prova a riproporre nel quartiere medievale della città. L'edificio di Sankt Peders Stræde, ricostruito dopo il bombardamento britannico del 1807, ha due anime. Al piano terra ci sono un cocktail bar e una cantina dove capita di imbattersi in spettacoli di burlesque tra i tavoli, mentre al piano di sopra un vecchio appartamento diventa sala per cene più raccolte.

3. Restaurant Krebsegaarden - 94,96/100

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Nel cortile di un edificio storico del 1803 si trova la galleria d'arte Galleri-Krebsen, che in qualche modo costruisce i menù del Krebsegaarden. Seguendo di volta in volta il tema delle mostre in corso, si può viaggiare in Nord Africa, alle Fær Øer o nell'Australia più selvaggia. L’arte e la cucina qui sono un po’ più vicine del solito.

2. Marv & Ben - 96,24/100

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In un appartamento su due piani di Snaregade, una delle strade più antiche della città vicino a Gammel Strand, si porta avanti una gastronomia nordica costruita da zero ogni giorno. David Andersen e Johan Burich-Holck hanno rilevato il locale nel 2017 da Frederik Hvidt, che in dieci anni gli aveva già portato sei Bib Gourmand consecutivi, e ne hanno fatto una versione più curiosa di se stessa: aglio fermentato, fragole verdi in salamoia, cipolle di sabbia salate, asperula essiccata. La cantina alterna vini biodinamici, biologici, naturali e convenzionali, mentre anche birre e succhi non sono esenti dalla stessa logica organica.

1. Bistro Lupa - 96,38/100

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Credit: Jenia Nelisova.

In cima alla classifica arriva il progetto più giovane della squadra dietro Restaurant Ark e Beyla, riuniti sotto il nome The Ark Collection. È il secondo ristorante nordico a ricevere la Stella Verde Michelin, e uno dei tredici locali interamente vegetali al mondo, insieme alla sorella maggiore Ark. La cucina segue la stagione e quello che si può raccogliere nei dintorni, con un'artigianalità che segue un'idea di sostenibilità trattata come condizione e non come opzione. Il nome, Lupa, richiama protezione, guida, spirito, il senso di una comunità che si tiene insieme. Forse è proprio questo lo scarto che la porta davanti a tutti gli altri, non solo la tecnica in cucina, ma un'idea di ospitalità che crede ancora nel valore di mangiare insieme.

Come viene elaborata la classifica dei migliori ristoranti

La classifica viene elaborata attraverso un sistema di valutazione che combina il giudizio degli utenti sulle principali piattaforme di recensione con un parametro di qualità editoriale.

Il punteggio finale nasce dall'integrazione di diversi elementi:

Valutazioni degli utenti: Google e Tripadvisor

Per ogni ristorante vengono considerate le valutazioni ottenute su Google e Tripadvisor.

Per evitare che un numero limitato di recensioni possa influenzare eccessivamente il risultato, il voto di ciascuna piattaforma viene corretto in base al numero di recensioni. In questo modo, un ristorante con poche recensioni non viene penalizzato, ma il suo punteggio viene reso più prudente rispetto a quello di un locale con uno storico più ampio.

La ponderazione tiene conto del rapporto tra il numero di recensioni del ristorante e la quantità mediana di recensioni dei ristoranti analizzati. Il risultato è un punteggio più equilibrato, che premia sia l'eccellenza del voto medio sia la solidità del campione statistico.

Riconoscimento Michelin

Come specificato all’inizio, i ristoranti con una o più stelle Michelin non rientrano nella classifica. Per i ristoranti selezionati dalla Guida Michelin senza assegnazione di stelle è invece previsto un bonus di 2 punti sul punteggio finale, come riconoscimento della selezione ottenuta.

Questo elemento non sostituisce né prevarica il giudizio degli utenti, ma rappresenta un riconoscimento indipendente legato alla selezione della Guida Michelin e ai suoi criteri di valutazione gastronomica.

L'indice finale tiene conto di:

  • qualità percepita dagli utenti;
  • affidabilità del numero di recensioni;
  • presenza nella Guida Michelin.