Cosa è stata Striscia la notizia

Cinque casi in cui Striscia ha avviato un domino dal grande eco mediatico che è finito in tribunale.

28 luglio 2026 · 6 min

striscia la notizia chiusura

Striscia la Notizia ha chiuso senza un'ultima puntata. O meglio, l'ultima puntata non sapeva di esserlo. Trentotto anni di tg satirico, nati nel 1988 da un'idea di Antonio Ricci, si concludono così.

Non vogliamo gettarci nella distorta nostalgia: Striscia la notizia è un programma che ha fatto il suo tempo, che già da qualche anno risultava anacronostico e a tratti parecchio cringe. Sarebbe ingeneroso, però, lasciare a Striscia l'immagine fuoritempo, appassita, un po' triste, di chi ha conosciuto il programma solo recentemente.

C'è stato un periodo, anche piuttosto lungo, in cui Striscia la notizia ha rappresentato davvero una voce fuori dal coro nel panorama televisivo italiano e in cui è stata, a modo suo, rivoluzionaria. Questo si può misurare in tanti modi, ma abbiamo scelto cinque casi in cui Striscia la notizia ha trasceso i confini della televisione e dei media, arrivando a scatenare vere e proprie valanghe giudiziarie che, altrimenti, potrebbero non essere mai nate.

Wanna Marchi

Nel novembre 2001 una pensionata di Solaro, Fosca Marcon, telefona alla redazione di Striscia invece che ai carabinieri. Racconta di numeri del lotto venduti come sicuri da Wanna Marchi, dalla figlia Stefania Nobile e dal sedicente mago brasiliano Mario Do Nascimento Pacheco, e di somme pagate per togliere malocchi mai esistiti. Il servizio va in onda, altre vittime chiamano da tutta Italia, la Guardia di Finanza apre un'indagine che verrà chiamata, non a caso, "Tapiro Salato". Il 24 gennaio 2002 scattano gli arresti: associazione a delinquere finalizzata a truffa ed estorsione, un giro stimato in oltre 32 milioni di euro incassati tra il 1996 e il 2001, anche se il colonnello che guida le indagini parla di "somme simboliche" rispetto al totale reale. La tecnica, ricostruita dagli inquirenti, puntava su donne di età medio-alta, spesso sole, con situazioni familiari fragili. Il processo si chiude con condanne pesanti: undici anni e quattro mesi per Wanna Marchi, dieci anni e dieci mesi per la figlia. È il caso che, più di ogni altro, ha fissato l'immagine di Striscia come contraltare popolare della giustizia ordinaria.

Il tubo Tucker

Meno noto al grande pubblico, ma giudiziariamente più complesso, il caso Tucker riguarda un dispositivo venduto come miracoloso: applicato ai tubi di scappamento, avrebbe dovuto abbattere inquinamento e consumi di carburante. Non si tratta di una truffa da quattro soldi: Tucker in quel periodo era sponsor ufficiale della nazionale italiana di calcio. Una serie di servizi di Striscia, alla vigilia degli arresti, smaschera con un attore infiltrato i meccanismi di reclutamento della rete di vendita. L'8 ottobre 2002 il fondatore dell'azienda, Mirco Eusebi, e la compagna Ivana Ferrara finiscono in carcere. Nel 2003 la Finanza sequestra beni per oltre due milioni e mezzo di euro. Il processo di primo grado, nel 2009, si chiude con cinque condanne: undici anni e quattro mesi per Eusebi, dieci anni e dieci mesi per Ferrara, nove anni e quattro mesi per tre dirigenti. Altri imputati, e circa cinquanta dipendenti accusati di singole truffe, vengono assolti. La vicenda però non si chiude lì: dopo l'appello, la Cassazione dichiara la prescrizione nel 2013, undici anni dopo gli arresti iniziali. Le condanne per associazione a delinquere vengono annullate. Resta un'indagine che Striscia aveva contribuito ad avviare, e una prescrizione che ne ha vanificato l'esito giudiziario.

Missione Arcobaleno

Il caso più politico, e quello con l'esito più amaro. Nel 1999 il governo D'Alema promuove la Missione Arcobaleno per assistere i profughi kosovari in fuga dai bombardamenti Nato sulla Serbia. Un servizio di Striscia e un'inchiesta del Corriere della Sera, pubblicata il 20 agosto dello stesso anno, denunciano sprechi e appropriazioni indebite nella gestione degli aiuti. Il pm Michele Emiliano, che in seguito lascerà la magistratura per la politica diventando sindaco di Bari, apre un'indagine che porta al rinvio a giudizio di diciannove persone su ventiquattro coinvolte. Tra gli imputati, l'allora sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi e un sottosegretario alle politiche giovanili, accusati rispettivamente di aver favorito nomine irregolari e di aver rivelato indagini in corso. Il processo comincia solo nel 2008, nove anni dopo i fatti. Il collegio giudicante cambia quattro volte, la prima udienza slitta sette volte in due anni. Il 17 maggio 2012 il tribunale di Bari dichiara la prescrizione di tutti i reati. Nessun condannato, nessun risarcimento per la Presidenza del Consiglio e il ministero dell'Interno, che si erano costituiti parte civile. Dodici anni di indagine finiti in un dispositivo letto in pochi secondi.

Ticketone e i concerti live

Uno dei casi più recenti riguarda l'organizzazione degli eventi musicali in Italia. Il 15 aprile 2019 Striscia raccoglie le testimonianze di promoter, alcuni costretti all'anonimato, che denunciano pressioni da parte di Friends & Partners di Ferdinando Salzano, controllata di CTS Eventim Ticketone. Valeria Arzenton, imprenditrice della Zed, racconta a volto scoperto di ricatti e di quattordici eventi cancellati d'improvviso. L'Agcm, che aveva già aperto un fascicolo su Ticketone nel 2018 per abuso di posizione dominante, riceve nuovo materiale dall'inchiesta televisiva. La sanzione arriva anni dopo: quasi undici milioni di euro di multa per CTS Eventim Ticketone, ridotta del settanta per cento rispetto ai trentasei milioni inizialmente previsti, per la crisi del settore. Parallelamente, la Procura di Padova apre un fascicolo per violenza privata a carico di Salzano, e il pm Valeria Spinosa richiede alla redazione di Striscia i nastri delle interviste mai andate in onda. Un senatore, Elio Lannutti, deposita un'interrogazione parlamentare che cita esplicitamente l'inchiesta del programma, chiedendo al governo di intervenire contro la posizione dominante di Ticketone sul mercato del ticketing.

I fuorionda di Giambruno

L'ultimo caso non riguarda un processo penale, ma mostra quanto un servizio di Striscia potesse ancora, nel 2023, spostare gli equilibri politici. Il 18 e il 19 ottobre il programma trasmette due fuorionda del giornalista Andrea Giambruno, all'epoca compagno della premier Giorgia Meloni e conduttore di Diario del Giorno su Rete 4. Nel primo, Giambruno si lamenta delle critiche al proprio aspetto fisico e si rivolge con toni ambigui a una collega. Nel secondo, più grave, propone rapporti di gruppo a colleghe in ufficio, con un linguaggio esplicito. Il giorno successivo alla seconda messa in onda, Giorgia Meloni annuncia su Facebook la fine della relazione, durata quasi dieci anni. Mediaset comunica l'autosospensione di Giambruno dalla conduzione del programma. Antonio Ricci commenta la vicenda con una frase diventata celebre: "Un giorno la Meloni scoprirà che le ho fatto un piacere". Non ci sono condanne, non c'è un'inchiesta penale. Ma il caso mostra come l'ultima vera stagione di Striscia, quella già segnata dal declino degli ascolti dopo l'arrivo di Affari Tuoi, potesse ancora incidere su una vicenda pubblica di primo piano.