Dio è morto

Francesco Guccini se n'è andato a 86 anni, senza fare in tempo a vedere Dio risorgere.

6 agosto 2026 · 2 min

Francesco Guccini on 9 December 2015
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Ci sono artisti che muoiono due volte. La prima quando smettono di esserci. La seconda quando il tempo smette di aver bisogno di loro.

Francesco Guccini alla seconda morte non arriverà mai; appartiene a quella categoria di persone che sembrano troppo grandi per essere raccontate. La sua vita è stata talmente piena di storie, luoghi, libri, canzoni, battaglie e contraddizioni che qualsiasi tentativo di riassumerla rischia di trasformarla in una caricatura. Non si può raccontare Guccini in poche righe. Si può soltanto provare a dire cosa rappresentava.

Dio è morto fu scritta da Guccini nel 1965 e resa celebre dai Nomadi, parlando della perdita di riferimenti di una generazione. Oggi quelle parole hanno un altro peso.

Perché cos'è Dio, se non un ideale? Una direzione? Una bussola che permette di orientarsi anche quando il mondo intorno cambia forma?

Guccini era questo per il cantautorato italiano, ma in generale per tutto il mondo culturale. Era l'incarnazione dello stereotipo più nobile del cantautore: il poeta con la chitarra, l'intellettuale da osteria, l'uomo capace di parlare di politica, memoria, amore e morte senza mai sembrare fuori posto. Una figura che oggi sembra quasi appartenere a un'altra epoca. Guccini non cercava di essere contemporaneo, era contemporaneo perché aveva sempre qualcosa da dire, e ce l'ha avuto fino all'ultimo giorno di vita, a 86 anni. Ogni volta che pensavamo che questo mondo non fosse più adatto a qualcuno come lui, puntualmente Guccini ci smentiva, mostrandoci che sapeva leggerlo meglio di noi.

In un mondo dove tutto corre verso la semplificazione, lui difendeva la complessità. Le frasi interminabili, i racconti pieni di dettagli, le canzoni impegnative. Era un artista che sembrava arrivare da un secolo precedente e proprio per questo riusciva a raccontare il presente meglio di molti altri.

Forse è questo che significa la morte di un Dio. Non la fine di una persona, ma la scomparsa di un punto di riferimento. Di un'idea condivisa. Di una figura capace di ricordarci che una canzone può ancora essere qualcosa di più di una canzone.

Francesco Guccini se n'è andato a 86 anni dopo una vita piena, densa, significativa in ogni suo dettaglio. In un mondo sempre più alla deriva, avere una bussola in meno fa paura.