Isabel van Gelder ha scritto Die For You a diciassette anni dopo la fine di una storia d’amore adolescenziale. Non pensava di pubblicarla. Era un pezzo suo, una cosa da tenere nel cassetto, una sorta di diario utile all’auto-terapia.
Poi quella canzone è uscita, nel 2025, ed è successo quello che succede di rado. Un video di lei che canta il brano ha cominciato a girare su Instagram e TikTok, a girare parecchio, e Isabel si è trovata con un pubblico che la ascoltava e le scriveva per raccontarle le proprie storie. Era il suo quinto singolo. Ha detto di non aver mai provato una sensazione simile, e che il fatto di avere questa connessione con le persone era persino meglio di scrivere.
Die For You è finita per diventare un piccolo manifesto di Isabel van Gelder come cantautrice. È una ballad spoglia, quasi sussurrata, che racconta una storia in maniera sincera, una sensazione in modo genuino. Anche in un’epoca in cui lo span attentivo è quasi azzerato, la semplicità e la fragilità reale continuano a colpire, ad attrarre, a farsi amare.
Certo, con una voce come quella di Isabel è un po’ più facile, ma comunque per nulla scontato.
Da TikTok a Columbia
Isabel van Gelder è di Amsterdam, classe 2003. Prima dei singoli c'erano le cover acustiche postate su TikTok e Instagram, ad esempio Another Love di Tom Odell. Il debutto vero e proprio è del 2023 con Pieces, una ballad sognante e autobiografica che tutto sembra tranne un singolo d’esordio. Nel 2024 è stata scelta per il circuito Popronde e ha girato le città olandesi mentre uscivano altri tre singoli: Feel Again, She'll Be Alright e Run. Con Die For You e My Silly Boy il suo nome ha iniziato a circolare piuttosto in fretta fuori dall’Olanda e fuori dall’Europa. Dopo Bathroom Floor e Obsession, e a gennaio del 2026 è arrivato l'EP d'esordio, Minor Details.
Per la presentazione dell'EP al Paradiso di Amsterdam i biglietti sono finiti in un giorno.
Prima della musica Isabel ha lavorato anche come modella, un ruolo che le ha lasciato più che altro una grande paura; dietro ai complimenti per il viso e per il corpo temeva si celasse un messaggio preciso: “non ce ne frega nulla di quello che hai da dire”. Non è raro che anche nell’industria musicale spesso l’immagine arrivi prima di tutto il resto, ma alla vigilia del suo secondo EP, possiamo dire che ci sono altri aspetti a cui è impossibile rimanere indifferenti.
La voce di Isabel van Gelder colpisce al primo ascolto, ha davvero un qualcosa di celestiale. Potremmo ascoltarla senza sapere che volto associarle, e allo stesso modo non rimarremmo impassibili. Le prove si trovano facilmente nelle sue esibizioni live, ad esempio quelle di Die For You oppure Obsession, ma per fugare ogni dubbio sul suo talento vocale c’è una prova regina: la cover di Wicked Game. Si tratta di un video artigianale, fatto ad un live di qualche mese fa, senza possibilità di menzogna.
Ci sono poi centinaia di esempi di voci magnifiche non sfruttate al meglio, ed è qui che Isabel van Gelder sorprende ancora di più. Scrive come scriverebbe una ragazzina, nell’accezione più positiva del termine: senza filtri, senza sovrastrutture, trasmettendo pura genuinità. Riesce a parlare in un modo che crea naturalmente connessione ed empatia. Una caratteristica che fa esplodere i fenomeni, che fa innamorare milioni di persone senza un’apparente ragione. Una scrittura che fa pensare “sta parlando proprio a me” o “è esattamente quello che mi è successo”.
Non a caso qualcuno ha già azzardato un accostamento al nome di Taylor Swift.
Il nesso è proprio questa scrittura confessionale di Isabel: amori disordinati, cuori spezzati, salute mentale, crescita personale, tutto raccontato come se il pubblico leggesse il suo diario. Il paragone è comodo e un po' pigro. Isabel van Gelder ha un'altra grana, più sussurrata e più europea, meno folk, e una leggerezza che Swift, alle origini, non aveva bisogno di mostrare. Il punto che le tiene insieme è comunque la capacità di far sentire personale una storia che appartiene a milioni di persone.
Chi è Isabel van Gelder oltre il palco
Non si sa molto di lei se non quello che racconta nelle sue canzoni. Adora Yungblud, vorrebbe fare crowd surfing a un suo concerto, ha una passione per Bo Burnham e sogna un tour con Raye. Ai suoi live, promette, si parla molto e si raccontano storie.
Da bambina ascoltava Radiohead e Daft Punk, dai dischi di sua madre che a quanto pare ha ottimi gusti, e George Michael. Il primo ricordo musicale vivido, però, è Hurt di Christina Aguilera, su un cd di successi estivi, verso i sette anni.
A diciotto anni, finito il liceo, valutò di fare medicina. Poi una notte sognò di essere in un'aula universitaria e di piangere a dirotto. Si svegliò sapendo cosa non voleva fare.
Si definisce testarda, e un po' illusa, nel senso migliore. Crede che i bambini siano creativi per natura e che gli adulti smettano quando si riempiono di dubbi. È cresciuta in una casa senza giudizio, e questo, dice, l'ha protetta.
Lovesick, o della fine che diventa una festa
Il prossimo capitolo si chiama Lovesick. L'EP esce il 16 ottobre, sette tracce, ed è anticipato da Kissing You Away. Nel 2026 è uscito anche Complicated, ma per ora non è chiaro se farà parte del disco. In Lovesick il dolore resta sullo sfondo; in primo piano ci sono l'ironia, la voglia di scappare e un'indipendenza ritrovata.
Il progetto attraversa le fasi di una relazione, dal desiderio al rifiuto, dal cuore spezzato alla fuga fino al distacco. Alterna momenti intimi e altri più leggeri. È probabilmente la mossa giusta, perché chi scrive sempre e solo ballad rischia di diventare la propria maschera, e Isabel sembra già saperlo.
Basterà essere sinceri per durare? Forbes ha definito Isabel van Gelder una gemma nascosta. Non lo sarà ancora a lungo, e sarà interessante vedere cosa succederà quando smetterà di esserlo.